Menu
A+ A A-
Deprecated: Non-static method JSite::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/un8l0w8c/domains/ognissantisanbarnaba.it/public_html/2/templates/gk_news/lib/framework/helper.layout.php on line 181 Deprecated: Non-static method JApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/un8l0w8c/domains/ognissantisanbarnaba.it/public_html/2/includes/application.php on line 536

EFFATA': APRITI E ASCOLTA

Diocesi di Mantova

EFFATAACCOGLIERE LA VITA NUOVA IN CRISTO

Settimana dell’ASCOLTO in AVVENTO

proposte per un “religioso” ascolto …

a scelta

Dalla LETTERA PASTORALE

del Vescovo Marco

“GENERATI IN CRISTO  NUOVA VITA”

«Per generare alla vita in Cristo è prioritaria l’attenzione alla persona. Trovare una comunità accogliente è parte dell’esperienza della fede. L’esercizio fondamentale per accoglierci l’un l’altro è tendere l’orecchio del cuore per ascoltarci.

 

Durante il tempo di Avvento, mettiamo in cantiere una settimana dell’ascolto in cui tutte le comunità della Diocesi sospendano le diverse attività per concentrarsi sull’ascolto che è dimensione fondamentale della nostra fede: ascolto della Parola, ascolto dei fratelli, ascolto della propria coscienza».

La settimana ha un valore ‘simbolico’: quello che cerchiamo di vivere in questi giorni racchiude un invito permanente; infatti la fede nasce dall’ascolto e ogni relazione si gioca nell’ accoglienza.

ESERCIZI PER APPRENDERE  L’ARTE DI ASCOLTARE

in famiglia, a scuola, al lavoro...

ASCOLTA PER ACCOGLIERE 

Per incontrare veramente l’altro che sta accanto a te, per stabilire una relazione buona con lui è fondamentale ACCOGLIERLO e per accogliere è necessario ASCOLTARE. “La prima cosa, nella comunicazione con l’altro, è la capacità del cuore che rende possibile la prossimità, senza la quale non esiste un vero incontro spirituale” (Evang. Gaudium 171).

SEMPLICI REGOLE

Non avere mai fretta di arrivare a delle conclusioni. Regala il tuo tempo al solo ascolto dell’altro e non temere il silenzio: è lo spazio da lasciare per accogliere, “ospitare”.

Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista. Metterti al posto dell’altro ti può aiutare.

Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dal suo punto di vista. “perché tutti imparino sempre a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro” (EG 169)

Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma come guardi. Il loro codice è relazionale e non verbale. La relazione riguarda la persona tutta intera: si ascolta non solo con le orecchie ma anche con gli occhi e con il cuore.

Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti, perché incongruenti con le proprie certezze. Ascoltare non è pura passività, anzi se ascolto con attenzione, mi lascio coinvolgere, provocare, e ciò che provo diventa un prezioso segnale per conoscere non solo l’altro ma anche me stesso.

Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione interpersonale. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti. Ascoltare non significa acconsentire, e condividere tutto, significa anzitutto dare credito, dare valore, riconoscere la libertà dell’altro.

Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sé. Se ascolti accetti la sfida di metterti in discussione, di non assolutizzare il tuo pensiero o punto di vista, e soprattutto accetti di accogliere, integrare, per crescere e maturare.

QUESTA SERA CI ASCOLTIAMO IN FAMIGLIA

Fissiamo una sera in cui si è tutti a casa e decidiamo DI STARE INSIEME UN PO’  DI TEMPO. Perché? PER ASCOLTARSI: fra tutti. Grandi e piccoli. Genitori e figli. Tra mamma e papà, tra fratelli.

Niente prediche … niente compiti da finire … niente rimproveri...

I cellulari (di tutti) sono spenti, anche la TV e il PC.

Ci possiamo guardare in faccia.

Qualcuno è stanco? Arrabbiato? Preoccupato? ... Sulle spine perchè deve sospendere l’attività con Facebook o whatsapp?

PRIMO PASSO: ASCOLTIAMO I DESIDERI

La mamma o il papà possono lanciare il primo giro, quello dei DESIDERI (che riguardano innanzitutto la vita della     famiglia e gli atteggiamenti che si vivono):

    • mi piacerebbe che nella nostra famiglia … 

   • ognuno parla e tutti ascoltano con attenzione; nel dialogo spontaneo si approfondiscono le motivazioni e si vede quello che è meglio e possibile realizzare con l’adesione di tutti. 

   • In un secondo giro si può RICORDARE UNA COSA BELLA VISSUTA IN FAMIGLIA: una vacanza, una visita, il buon risultato raggiunto da un componente. E anche QUALCOSA CHE PREOCCUPA (ad es. la salute dei nonni, spese da affrontare, una materia di studio difficile o l’insegnante …)

SECONDO PASSO: ASCOLTIAMO IL VANGELO  Mc 7,31-37

Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.  Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

TERZO PASSO: UN GESTO

-Chiediamo al Padre ‘LE ORECCHIE APERTE DI GESÙ’ per ascoltarci e accoglierci ogni giorno nella nostra famiglia e ovunque siamo.

(I genitori, l’uno verso l’altro, fanno un segno sugli orecchi, e poi lo fanno verso i figli.)

- GESÙ CI DONA IL SUO SPIRITO: se siamo aperti a Lui, lo saremo anche tra noi e possiamo pregare come figli: PADRE NOSTRO

- Ascoltarci ricrea la pace: scambiamoci un gesto di pace. 

QUARTO PASSO: DULCIS IN FUNDO

Si conclude con un segno di festa, gustando un dolce che la mamma e il papà preparano o con un altro segno a sorpresa che può far piacere a ciascuno della famiglia.

BRANI DALLA PAROLA DI DIO

(sceglierne uno al giorno e trarne un messaggio)

Vangelo di Marco 7,31-37

Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.  Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

 

Vangelo di Luca 6,47-49

Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene. Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande.

Vangelo di Giovanni 11,41-43

Gesù allora alzò gli occhi e disse: "Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato". Detto questo, gridò a gran voce: "Lazzaro, vieni fuori!".

Esodo 2,23b-25

Gli Israeliti gemettero per la loro schiavitù, alzarono grida di lamento e il loro grido dalla schiavitù salì a Dio. Dio ascoltò il loro lamento, Dio si ricordò della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe. Dio guardò la condizione degli Israeliti, Dio se ne diede pensiero.

Esodo 19,4-6

Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all'Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatto venire fino a me. Ora, se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me una proprietà particolare tra tutti i popoli; mia infatti è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa.

Deuteronomio 6,4-8

Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore.Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.

Isaia 50, 4-5

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli. Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro.

LA VITA CRISTIANA È LA CRESCITA DI UN ORECCHIO

SOTTOLINEA L’ASCOLTO CHE TI È PIU’ FACILE,  PIU’ DIFFICILE E QUELLO CHE PIU’ DESIDERI

Vivo l’ascolto in famiglia, con il marito, la moglie, con i figli, con i genitori, i fratelli, con i suoceri.

Vivo l’ascolto con i compagni di scuola, con i colleghi di lavoro, con i dipendenti, con i datori di lavoro.

Vivo l’ascolto con gli amici, i vicini di casa, di stanza.

Vivo l’ascolto con i confratelli presbiteri, con i fratelli e le sorelle della comunità, con i collaboratori.

Vivo l’ascolto con i bambini e i ragazzi della catechesi.

Vivo l’ascolto con i poveri, i malati, le persone sole

Vivo l’ascolto della sofferenza, della gioia, dei desideri.

Vivo l’ascolto di me stessa, di me stesso.

Vivo l’ascolto nella celebrazione dell’eucaristia, nel sacramento della riconciliazione, nella preghiera.

Vivo l’ascolto con il Padre, con il Figlio, con lo Spirito.

Vivo l’ascolto della Parola, degli Atri, della Coscienza.

ASCOLTARE LA COSCIENZA

«Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme» (Lc 9,51). Da quel momento, dopo quella “ferma decisione”, Gesù punta dritto al traguardo.  Questo ci dice l’importanza che, anche per Gesù, ha avuto la coscienza: l’ascoltare nel suo cuore la voce del Padre e seguirla. Gesù, nella sua esistenza terrena, non era, per così dire, “telecomandato”: era il Verbo incarnato, il Figlio di Dio fatto uomo, e a un certo punto ha preso la ferma decisione di salire a Gerusalemme per l’ultima volta; una decisione presa nella sua coscienza, ma non da solo: insieme al Padre, in piena unione con Lui! Ha deciso in obbedienza al Padre, in ascolto profondo, intimo della sua volontà. E per questo la decisione era ferma, perché presa insieme con il Padre.

E nel Padre Gesù trovava la forza e la luce per il suo cammino. E Gesù era libero, in quella decisione era libero. Gesù vuole noi cristiani liberi come Lui, con quella libertà che viene da questo dialogo con il Padre, da questo dialogo con Dio. Gesù non vuole né cristiani egoisti, che seguono il proprio io, non parlano con Dio; né cristiani deboli, cristiani, che non hanno volontà, cristiani «telecomandati», incapaci di creatività, che cercano sempre di collegarsi con la volontà di un altro e non sono liberi. Gesù ci vuole liberi e questa libertà dove si fa? Si fa nel dialogo con Dio nella propria coscienza. Se un cristiano non sa parlare con Dio, non sa sentire Dio nella propria coscienza, non è libero, non è libero. Per questo dobbiamo imparare ad ascoltare di più la nostra coscienza. Ma attenzione! Questo non significa seguire il proprio io, fare quello che mi interessa, che mi conviene, che mi piace... Non è questo! La coscienza è lo spazio interiore dell’ascolto della verità, del bene, dell’ascolto di Dio; è il luogo interiore della mia relazione con Lui, che parla al mio cuore e mi aiuta a discernere, a comprendere la strada che devo percorrere, e una volta presa la decisione, ad andare avanti, a rimanere fedele.

                                        (Papa Francesco 30 giugno 2013)