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PADRE ALEX ZANOTELLI A MANTOVA

africail 2 ottobre in Sant'Andrea, non alla Sala delle Capriate come da programma, per la grande affluemza di pubblico.                                  di Tiziana Bacchi

   Il titolo dell’incontro di Padre Alex Zanotelli con la città di Mantova il 2 ottobre scorso era “Rompiamo il silenzio sul dramma dell’Africa”. Organizzato da “Mantova per la pace”, ‘una rete di associazioni e cittadini che hanno deciso di mettersi in cammino per costruire insieme, qui ed ora, le condizioni per un futuro di pace’, l’evento ha richiamato moltissime persone che hanno riempito la chiesa di Sant’Andrea dove padre Zanotelli ha parlato sì di Africa, ma partendo dall’Europa, dal Nord del mondo.

Del resto questo è il cammino che lui, come missionario, sta compiendo. Quando ha lasciato la sua terra di missione, Korogocho, una delle baraccopoli intorno a Nairobi, la sua gente ha pregato per lui e per la tribù bianca da cui tornava. Lo aspettava una nuova missione: convertire la tribù bianca perché capisca che ha sbagliato strada, che ha intrapreso il cammino che porta alla morte, che ha adottato un sistema economico finanziario, ‘più finanziario che economico’, che uccide.

Questo sistema – ha spiegato padre Zanotelli -  prevede che l’1% della popolazione mondiale possieda il 90% della ricchezza del globo, che gli otto uomini più ricchi del mondo abbiano tanto quanto la metà dell’umanità possiede, che tre miliardi di persone vivano con 1 euro al giorno. Come è possibile che pochissime persone godano di tanta ricchezza e del potere di decidere tutto della vita degli altri, delle loro risorse, delle loro possibilità di esistenza? Che cosa lo consente? Le armi. I pochi ricchissimi hanno armi potentissime che “proteggono i loro privilegi”. Ogni giorno gli stati spendono quattro miliardi di dollari per la costruzione e commercializzazione di armi. Se ne deduce che il sistema economico finanziario che ci governa è un sistema di morte.

Non solo le armi ci uccidono. Anche la politica economica, che ancora favorisce lo sfruttamento del petrolio e del carbone come fonti di energia, dà un contributo significativo al funzionamento del sistema di morte, provocando un surriscaldamento del pianeta che porterà a cambiamenti climatici pericolosissimi per l’ambiente e per l’umanità, già evidenti in tante parti del mondo, anche in Italia. “Il pianeta non sopporta più l’Homo Sapiens che ormai è diventato Homo Demens” , commenta Padre Zanotelli.

Dentro al disastro che è questo sistema, c’è il disastro dell’Africa. L’Africa continua ad essere depredata dalla tribù bianca che alimenta i conflitti politici, economici, etnici, seguendo la “logica” di una follia totale. Per non parlare del clima africano. L’Africa rischia 7-8 gradi in più che significano morte. Già si prevede un ulteriore esodo di persone a causa del clima, già si parla di rifugiati climatici.

Che fare? La tribù bianca che cosa può fare per uscire da questo mondo di morte?

Cominciare ad usare la propria testa, ormai pilotata dal sistema che ci controlla in ogni nostra azione e scelta. “Sanno tutto di noi”, dice padre Zanotelli, “ma noi non sappiamo nulla di loro”. I media devono cominciare a parlarne, informando, facendo conoscere e spiegando le dinamiche che regolano questo mondo di morte. Noi dobbiamo informarci e cercare di capire come funziona la realtà in cui viviamo.

Votare e non dimenticare che votiamo ogni volta che facciamo la spesa e che entriamo in banca. Le banche usano i soldi della gente per finanziare la costruzione di armi. Possiamo consentirglielo?

Lasciare che carbone e petrolio restino sotto terra e ricorrere alle energie rinnovabili.

Accogliere i migranti. Abbiamo bisogno di loro. L’agricoltura nel Sud Italia è affidata a loro perché gli Italiani non sanno più essere contadini. Perché respingerli?

Non consumare è il nostro potere. Un po’ di dimagrimento, in senso lato, non ci fa male.

Fare gesti significativi, anche pagando di persona. Mettersi insieme, fare rete per costruire una nuova realtà. Internet non è un mostro, può aiutare ad incontrarsi, a conoscersi, a cambiare. Occorre il coraggio delle grandi decisioni e poiché la politica è bloccata e non ha respiro, se vogliamo cambiare, il cambiamento deve venire dal basso, da noi.

   Questa, in sintesi, la forte, apocalittica, inquietante e radicale provocazione di Padre Zanotelli.

Forte: la comunicazione ha privilegiato i toni accesi, profetici, il linguaggio incisivo, deciso e decisivo.

Apocalittica: se per apocalissi intendiamo, come nel linguaggio corrente, una situazione rovinosa, lo scenario disegnato da padre Zanotelli è quello di un disastro globale e sempre più devastante; ma se consideriamo anche il significato etimologico di apocalissi e cioè “rivelazione”, possiamo dire che il discorso ha smascherato sì i  retroscena di tante dolorose realtà, osservate dai più con indifferenza e scarsa consapevolezza, ma pure le prospettive di “vita nuova” che potrebbero imporsi all’attenzione di una “rete” di persone, movimenti, associazioni … sensibili ai “tempi” e in grado di smuovere gli animi.

Inquietante, appunto: il discorso di padre Zanotelli ha invocato il cambiamento dal basso, quello voluto, cercato e costruito dalla gente capace di non delegare e di assumersi la responsabilità di vivere il proprio tempo con consapevolezza e determinazione, senza compromessi e concessioni a violenza, ingiustizia, corruzione … : … la non facile, la non scontata, e perciò inquietante, radicalità di scelte e di stili di vita coerenti con i valori. 

Tiziana Bacchi