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INCONTRO CON IL MONACO BENEDETTINO MARCEL BARROS

DOV’È LA PROFEZIA OGGI

articolo di togliani- di Luigi Togliani -

Marcel Barros, monaco benedettino brasiliano, ha condotto una riflessione sul tema della profezia nel nostro mondo, partendo dalla sua esperienza vissuta a fianco di dom Hélder Câmara (1909-1999), già vescovo di Olinda e Recife, fino a Papa Francesco.

L’incontro, svolto nel salone di San Barnaba il 1° giugno, è stato introdotto dal don Luigi Caramaschi, prete fidei donum in Brasile dal 2003 al 2015. Padre Marcelo operò a fianco di dom Hélder dal 1967 al 1976 come consigliere per gli affari ecumenici, nella pastorale giovanile e nella pastorale della terra. È stato tra i fondatori del Centro studi biblici (CEBI). Teologo della Liberazione, è uno dei tre membri latinoamericani della Commissione Teologica dell'Associazione Ecumenica dei Teologi del Terzo Mondo (ASETT).

Dom Marcelo ha constatato come oggi trionfi l’individualismo, sia difficile il dialogo, non venga considerata importante la persona. Se il mondo è così, nonostante duemila anni di cristianesimo, è perché non abbiamo saputo vivere la profezia del Vangelo; abbiamo trasmesso la dottrina, non il “fuoco” del messaggio di Gesù. Ci possiamo chiedere: chi sono oggi i profeti? Ma la domanda in realtà è un’altra: come siamo profeti? Lo Spirito Santo è venuto per far profeti tutti i cristiani e crea comunità profetiche, come possiamo leggere nella Bibbia, nel libro del profeta Isaia o negli Atti degli Apostoli a proposito della Pentecoste. Ma c’è anche la figura del profeta isolato, straordinario: tale era dom Hélder, nei suoi gesti, nelle sue iniziative, nella sua predicazione, che non cessò nemmeno quando gli fu imposto il silenzio durante la dittatura (1964-85). Egli soffriva profondamente nel vedere che i cristiani adorano Gesù nell’eucarestia ma non sanno ascoltarlo e riconoscerlo nei poveri: è come cercare di adorare il Dio vero in una forma falsa, la forma più pericolosa di idolatria. Dom Hélder era un uomo di fede profonda. Era vescovo della sua Chiesa locale, ma si sentiva pastore della Chiesa universale e avvertiva la responsabilità della Chiesa negli avvenimenti del mondo; in particolare, come fece Leonidas Proaño (1910-1988) vescovo di Riobamba, nello sterminio degli indios. Già nel 1962, prima del Concilio, Câmara riconobbe di essere stato convertito dai poveri delle favelas. E fu uno degli ispiratori del Concilio, portavoce dell’annuncio evangelico di una povertà vissuta prima che predicata.

Queste istanze sono state fatte proprie da Papa Francesco che, fin dall’inizio del suo pontificato, ha valorizzato l’ecclesiologia locale e si è adoperato per trasformare la Chiesa: una Chiesa “in uscita” verso le periferie della terra, una Chiesa in ascolto della Parola e del mondo, una Chiesa capace di portare l’annuncio di un Dio misericordioso in una società sempre più autocentrata e priva di speranza. A noi spetta il compito di unire fede e vita, profezia e politica; a noi è chiesto di vivere la comunità della profezia, che parte dai più deboli e che cerca di affrontare la crisi ecologica frutto della predazione delle risorse della terra.

Don Flavio Lazzarin, prete mantovano fidei donum e segretario della Conferenza Episcopale del Maranhao, ha concluso l’incontro sottolineando le responsabilità che abbiamo nei confronti del Sud del mondo. La speranza nasce dal fatto che, nonostante lo spirito colonialistico degli europei, in America Latina permangono forme di resilienza nei popoli indigeni che rappresentano un miracolo di profezie esistenziali.

Luigi Togliani

marcellos barros