di Tiziana Bacchi

Signore Gesù, Figlio di Dio che ci raggiungi

Dove sei?

Noi siamo in una notte buia, che incute paura, suscita dubbi e lamenti, discorsi avvitati e inconcludenti, trasmette freddo e irrigidisce le menti e i cuori. Ci muoviamo nella nebbia e accendiamo tante luci per diradare il buio. Sono così intense e numerose che ormai ne siamo accecati e non riusciamo più a distinguere nulla. Poi, con la volontà o la presunzione di tentare qualche spiegazione, diamo volume a tante voci che ci parlano sovrapponendosi e contorcendosi in suoni indistinti e insignificanti, non comunicativi. L’orizzonte diventa impenetrabile e vuoto e oscuro. Il rumore intorno si fa fastidioso. Il sentirsi incapaci e impossibilitati risulta insopportabile. Non riusciamo a vederti, ad ascoltarti, a capirti, a seguirti … sei irraggiungibile, Signore Gesù.

Però ci dicono che tu vieni.

Il racconto di te che vieni, parla di profezie lontane nel tempo, che ti annunciano come l’Emmanuele, il Dio con noi, che appare in una luce prorompente, che illumina una notte fredda e buia, forse come quella di questa nostra sera.

Il racconto ci dice che Maria e Giuseppe ti hanno riconosciuto come Figlio di Dio, contro ogni logica umana, ma con tanta fede e con tanto amore. Ti hanno detto sì e si sono affidati a te che, per salvare il mondo, hai chiesto loro di poter entrare nella loro vita, rovesciandone tutte le prospettive già costruite.

Il racconto continua che, quando stavi per nascere, Maria e Giuseppe, lontani da casa, hanno cercato un’altra casa in cui darti alla luce. Però tutte le porte a cui hanno bussato si sono chiuse. Chissà quante lanterne o fiaccole si sono accese, diffidenti, davanti a loro che cercavano ospitalità, per indagarli con sospetto e poter dire che non potevano essere accolti perché nessuno li conosceva, perché era meglio non fidarsi, perché dentro erano già troppi, perché era già tardi, perché era troppo grande la responsabilità di accettare in casa una donna in quelle condizioni … e così via con tanti perché che rivelavano che, a differenza di Maria e Giuseppe, tutti coloro che dicevano no, non ti vedevano, non ti riconoscevano, non pensavano che potessi essere tu a bussare. Non si erano accorti che li avevi raggiunti, forse perché erano proprio indifferenti a te.

Ma tu sei venuto. Sei nato in una grotta o in una stalla o in una capanna, insomma in un ambiente che non si poteva chiamare casa, a quanto ci dicono. Sei nato povero ma re. Infatti, il racconto ricostruisce il fatto che alla tua nascita si è accesa una grande luce e che voci e canti di angeli ti hanno annunciato come il Salvatore, il Cristo Signore. Sei entrato nel mondo come un re , che si è presentato non a plenipotenziari e cortigiani di chissà quale corte riuniti intorno a chissà quale trono, ma a pastori che, all’aperto, in quella notte vegliavano. Non avevano porte da chiudere né tante luci da accendere né molte parole da spendere, nel silenzio di quei pascoli fuori dai paesi. Ma erano vigili e scrutavano attenti le ombre, erano pronti a cogliere gli scricchiolii e i cedimenti della notte. Così, ti hanno visto e sentito nascere. Anche se timorosi, si sono abbandonati allo stupore e alla meraviglia di quel momento in cui tu, il Salvatore, apparivi al mondo. E hanno creduto, inchinandosi davanti a te che li avevi raggiunti.

Poi – dice ancora il racconto - la voce si è diffusa e, piano piano, con grande stupore si sono affacciati alla tua culla-mangiatoia tanti altri che hai richiamato e raggiunto con la tua fragilità di neonato, meravigliosamente venuto al mondo in quella notte straordinaria.

Il racconto continua ad incantarci con la storia dei Magi, sapienti studiosi del cielo e della terra. Hai raggiunto anche loro e li hai guidati, con la tua luce, in un cammino di conoscenze e di scoperte, fino ad accoglierli nella tua casa . Hanno riconosciuto la tua regalità, si sono inchinati davanti a Te con i loro preziosi doni. Non hanno dato credibilità a Erode, il re ingannatore del momento, perché hanno compreso che suggeriva loro un falso orientamento e che solo la tua luce poteva rischiarare e dirigere il loro cammino.

Il racconto di te che vieni continua … nei Vangeli sono presentati tutti i momenti in cui hai raggiunto i peccatori e le peccatrici, le persone malate e sofferenti, chi aveva bisogno di risposte, chi aveva bisogno di sentirsi porre domande, chi cercava aiuto, chi poteva darlo. Hai raggiunto e accolto folle di gente fino alla tua morte in croce, per la salvezza di tutti.

Il racconto fa capire che tu Signore ci raggiungi e sei con noi, anche oggi, anche nelle notti tremendamente buie della storia, quando non ci accorgiamo di te perché hai pensieri, attraversi percorsi, scandisci tempi che non sono quelli prioritari e ovvi per noi. Entri nella vita dell’umanità, nel grande spazio aperto della nostra esistenza, in cui la tua luce risplende e la tua voce risuona fino a diventare nitide e chiare, inconfondibili, quando ci si abbandona alla fede in Te. Così rivelano tanti profeti e testimoni.

Il racconto di Te che vieni ci appare, così, come l’ invito a spegnere le luci e i rumori che confondono la notte e gli animi, perché possiamo scrutarli, invece, disarmati e vigili come i pastori, saggi come i Magi, bisognosi come tutti. Forse così, potremmo attenderti e riconoscerti, Signore che ci raggiungi anche se non lo sappiamo, anche se non ti vediamo, anche quando non ti cerchiamo.

Tiziana Bacchi