Risale all’860 la fondazione del tempio primitivo, di un antico oratorio situato in un luogo differente dal sito attuale, dedicato a San Barnaba,  apostolo e martire che fu compagno di san Paolo nella predicazione.
La chiesa edificata al posto del primo nucleo di culto fu affidata all'ordine dei Servi di Maria nel 1397, e di essa resta oggi il campanile gotico incompiuto, mentre i due lati del chiostro risalgono alla seconda meta del `400.
Il totale rifacimento della chiesa iniziò nel 1716, ma, a causa della guerra di suc­cessione polacca, i lavori furono interrotti e per sei mesi nel 1734 il chiostro fu adibito a scuderia e gli altri ambienti utilizzati come magazzini. Solo nel 1736 si costruirono volta e tetto. 
La facciata, datata 1737, nella parte inferiore rimanda alla classicità rinascimentale nella sua essenziale e lineare perfezione, mentre quella superiore mostra lievi accenti barocchi con linee che si trasformano all'ul­timo in riccioli, tutto si arrotonda, si ammorbidisce, secondo il gusto del tempo.
Durante i lavori della nuova fabbrica scomparve il sepolcro di Giulio Pippi de' Jannuzzi, detto Romano, che aveva avuto sepoltura in S. Barnaba nel 1546.
All'incirca trent'anni dopo, lo stuccatore ticinese Stanislao Somazzi, adornò la chiesa di stucchi rococò.
 
La storia di San Barnaba è segnata da un pesante bombardamento durante il primo assedio francese nel 1796, così il tempio ormai profanato ritorna ad ac­cogliere paglia invece che fedeli, mentre il convento viene adibito ad ospedale che, dopo diversi passaggi di proprietà, si vedrà privato di metà del chiostro, del refettorio grande così come di uno scalone interno in marmo e di altri locali.
 
Nella piazza antistante la chiesa intitolata al pittore-mantovano Giuseppe Bazzani  c’è una  fontanella in marmo rosso di Verona che  si ispira al mondo romano con 4 delfini  e al centro un putto.
 
Entriamo nella Basilica: l’interno è ad aula unica e su entrambi i lati si aprono cappelle.san barnaba3
 
 

 Partendo da destra in senso antiorario notiamo una bella acquasantiera, la porta ferrata del battistero e sopra un ovale in cui è raffigurato il beato Martino, Vescovo di Mantova e fondatore della chiesa.

La prima cappella che ammiriamo è quella di San Giuseppe (1738) con  figure lignee di Gesù bambino e di San Giuseppe
 
L'altare successivo è dedicato a San Pellegrino Laziosi, (conosciuto anche come Pellegrino da Forlì (Forlì, 1265 – 1º maggio 1345); è considerato il santo più famoso e venerato dell'Ordine dei Serviti . Il dipinto rappresenta il Santo mentre il Cristo  stesso, apparsogli in sogno, lo risana dalla pia­ga cancerosa prodotta dalle vene varicose alla gamba destra.
 
Pregevole  la cappella in onore della Vergine Addolorata (1732). En­tro la nicchia si trova la statua lignea della Madonna con in grembo il Cristo morto. L'opera, di Battista Mantovano, risente della lezione michelangiolesca, ma anche di quella berniniana. Il corpo della Vergine è trafitto da sette piccole spade che richiamano alla tradizione dei sette dolori della Madonna riguardo agli eventi dolorosi del suo Figlio.
 
Attorniano la figura della Madonna i sette ritratti dei frati fondatori dell’ordine dei Servi di Maria già dipinti dall’Orioli ma trafugati e ora sostituiti da ottime copie della pittrice Moccia di Mantova.
 
  Nel presbiterio troviamo uno di fronte all’altro i busti marmorei di San Filippo Benizi, priore generale dell’ordine   e della Santa Giuliana Falconieri   fondatrice e prima superiora delle Sorelle dell’Ordine dei Servi della Beata Vergine Maria dette le Mantellate. Ella è riconoscibile, nella grande tela di Siro Baroni (1732), dall’ostia consacrata sul petto ; infatti il miracolo raffigurato avvenne quando la Santa , morente e incapace di assumere l’ostia, ottenne che questa, posatale sul petto, le penetrasse all’interno.
 
L’altare maggiore, foggiato a intarsi di pietre dure , madreperle e marmi di vario colore , fu eseguito nel 1724  nella bottega dei Bombastoni a Rezzato, nel bresciano.
 
Nell’abside troviamo una pala, opera di anonimo, che rappresenta la Vergine  col Bambino e Santi. Questi, con una successiva e parziale ridipintura  sono stati adattati alle figure di San Barnaba (simboleggiato dal libro e dalla palma) e di San Marco(contitolare della Chiesa dal 1808) che ha come simbolo distintivo il leone.
 
A sinistra si può osservare l’opera di Teodoro Ghisi  della metà del ‘500 raffigurante il Salvator Mundi: il  Cristo sta per salvare il mondo in rovina.
 
Ci spostiamo poi alla Cappella dedicata a San Filippo Benizzi. La pala, opera di Giuseppe Orioli, rappresenta il Santo sorretto da due angeli mentre contempla in estasi la Madonna col Bambino. In basso  è la tiara pontificale, segno del papato, che il Santo Servita rifiutò per modestia.
 
La Cappella a fianco  vuole rendere omaggio a Santa Falconieri e ai santi Porro  e Bertoni  e reca l’immagine della terziaria servita  Elisabetta Picenardi insieme al “beato” Simone o Simonino di Trento. Ai lati dell’altare sono le due statue moderne in terracotta che mostrano San Giovanni Bosco e la Vergine col Bambino
 
Alla Madonna Immacolata e Incoronata è dedicato l'altare successivo; è af­fiancato da due statue marmoree scolpite dal tirolese Antonio Giuseppe Sartori come si legge ai piedi della prima, la Carità, rappresentata da una donna che tiene un bimbo tra le braccia mentre l'altra è allegoria e personificazione della Speranza.
 
Infine al di sopra dell'ultima piccola cappella, in onore di Santa Rita da Cascia, incorniciate dal grande stucco sono nell'ovale l'immagine di San Dionigi Areo­pagita contitolare della Chiesa di San Barnaba, e la tela raffigurante la beata Francesca Comi, mantovana, del Terz'Ordine dei Servi di Maria, com'è attestato dall'iscrizione oggi quasi illeggibile.
 
Prima di lasciare la chiesa ammiriamo la imponente tela di Lorenzo Costa il Giovane dell'ultimo `500: La moltiplicazione dei pani e dei pesci, che si trova in controfacciata al di sopra della bussola d'ingresso. Il dipinto, proveniente dalla chiesa di San Sebastiano nasconde la prospettiva architettonica dipinta dal padre Angelo Maria Bignami da Cotogno.
 
Da ultimo notiamo la splendida acquasantiera, proveniente dal tempio di San Sebastiano, con conca in marmo bianco, scolpita prima del 1540. Dietro l'acquasantiera un dipinto, rappresentante le anime del Purgatorio.
 
Uscendo sulla piazzetta Bazzani, accanto alla chiesa si nota il portone che immette negli spazi dell’antico convento-San Barnaba
 
Oltrepassato l'androne si possono ammirare i due lati sopravvissuti del chiostro rinascimentale, risalente alla metà del `400. Sotto il porticato si notano marmi con iscrizioni per lo più sepolcrali e pezzi di affresco che raffigurano episodi della vita di San Filippo Benizi realizzati a partire dal giugno 1671.
 
Sunto da “La guida alla Basilica” di Giulia Cavicchini