Il racconto della visita di Maria alla cugina Elisabetta (Lc1,39-45) è una delle pagine evangeliche che mi sorprende sempre. Due donne e due figli. Immaginiamo la sequenza delle scene. Una giovane donna da poco incinta si mette in viaggio attraverso le colline di Giuda, forse con una carovana; entra in una casa ove ancora si oscilla tra lo stupore e il pudore di mostrare un evento straordinario; il suo saluto fa sussultare il bimbo nel grembo di Elisabetta. Personaggi visibili: due donne; nei loro grembi, i loro figli. Il vecchio Zaccaria, chissà, forse è presente o forse è tornato al tempio per il suo servizio sacerdotale. Il vangelo rivela che Maria è regina della comunicazione, dell’accoglienza, della vicinanza. L’incontro delle due donne è caratterizzato da verbi di movimento… Maria decide di compiere un lungo viaggio… Elisabetta risponde con la sua spontaneità di qualcosa che si muove nel suo grembo. L’inizio del brano evangelico è caratterizzato da verbi di movimento: Maria si prepara e va in fretta… Elisabetta vive una accoglienza inaspettata, ma gradita. Visitare, incontrare, condividere…chiede di mettersi in moto. Al contrario rimanere fermi, chiusi nel nostro piccolo mondo… non ci aiute a incontrare ad accorgerci di chi ci sta vicino. Le due donne mettono in movimento non solo il loro corpo, ma anche, e soprattutto, il cuore, l’interiorità…
Con questo atteggiamento non saremo mai fermi, incapaci di crescere, di realizzare qualcosa di buono… e al contrario ci permette di attivare incontri significanti, sinceri, arricchenti.
Per aprire la strada della mente e del cuore occorre prima di tutto dedicare del tempo e perdere del tempo… Non può esserci fretta nelle relazioni… gli incontri con le persone richiedono tempo, pazienza, comprensione. Maria toglie spazio a sè stessa, mette a repentaglio la propria vita…, indica la strada per assistere e visitare, in particolare chi si trova nel bisogno. Da questa disamina emerge un altro atteggiamento importante: il coraggio e la disponibilità di non pensare semplicemente a noi stessi, di non mettere al centro se stessi, ma offre la forza di aprirsi ad una accoglienza e apertura altra…
Per aprire la strada della mente e del cuore occorre prima di tutto dedicare del tempo e perdere del tempo… Non può esserci fretta nelle relazioni… gli incontri con le persone richiedono tempo, pazienza, comprensione. Maria toglie spazio a sè stessa, mette a repentaglio la propria vita…, indica la strada per assistere e visitare, in particolare chi si trova nel bisogno. Da questa disamina emerge un altro atteggiamento importante: il coraggio e la disponibilità di non pensare semplicemente a noi stessi, di non mettere al centro se stessi, ma offre la forza di aprirsi ad una accoglienza e apertura altra…
Chi dona sperimenta pienezza, gioia, arricchimento interiore… chi invece vuole possedere, si chiude in se stesso restando a mani vuote… Maria è una donna libera, non condizionata dalle situazioni esterne della sua vita… dai km da percorrere…; mette a disposizione se stessa, e …incontra, si relaziona.
Un ultimo pensiero legato alla visitazione: per incontrare l’altro non può mancare la preghiera. Nel brano evangelico della visitazione sono indicate due preghiere, che fanno parte della tradizione cristiana: l’ave Maria… pregata da Elisabetta: “benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo…” e il magnificat, cantato da Maria forse la preghiera più profonda della nostra spiritualità. La preghiera è un aiuto, un sostegno infallibile nell’attenzione e disponibilità al prossimo. È la benzina che ci fa correre sulla strada della nostra vita. P.S. Per questa mia riflessione, non me ne abbiano gli amici maschi, se l’attenzione è stata riferita a due donne… credo che nell’ambito delle relazioni, dell’incontro, dell’ascolto, della dimensione interiore… il femminile sia avanti più di quello avanti al maschile…
Un ultimo pensiero legato alla visitazione: per incontrare l’altro non può mancare la preghiera. Nel brano evangelico della visitazione sono indicate due preghiere, che fanno parte della tradizione cristiana: l’ave Maria… pregata da Elisabetta: “benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo…” e il magnificat, cantato da Maria forse la preghiera più profonda della nostra spiritualità. La preghiera è un aiuto, un sostegno infallibile nell’attenzione e disponibilità al prossimo. È la benzina che ci fa correre sulla strada della nostra vita. P.S. Per questa mia riflessione, non me ne abbiano gli amici maschi, se l’attenzione è stata riferita a due donne… credo che nell’ambito delle relazioni, dell’incontro, dell’ascolto, della dimensione interiore… il femminile sia avanti più di quello avanti al maschile…