Nel bisogno diffuso di sottrarsi alla frenesia rumorosa delle giornate, forse abbiamo perso l’efficacia terapeutica del silenzio.Il silenzio non è una semplice tecnica di rilassamento o di contemplazione, né tanto meno l’arte del non pensare. Tacere non è semplicemente non dire nulla, o rinuncia al parlare, ma è saper rinunciare alle occupazioni che ci impediscono di rientrare in noi stessi.
Il silenzio diventa un impegno spirituale che coinvolge tutta la persona. È uno strumento efficace nella lotta contro l’esteriorità della vita, le esigenze eccessive, i desideri, il caos di emozioni incontrollate, l’illusione di chi mette sè stesso al centro dell’attenzione. Nel silenzio invece ci costringiamo ad abitare un po' più con noi stessi e la nostra interiorità.
* La mancanza del silenzio può portare a pericoli imprevisti, come la curiosità la distrazione, la supponenza; chi è distratto tiene in considerazione mille cose, diventando svagato, vuoto, superficiale. Chi non riesce a tener nulla per sé e cade nel bisogno di spifferare ogni cosa, bella o brutta, dà l’impressione di essere una persona senza spessore e senza la volontà per affrontare le questioni in atto.
* Un altro pericolo della parola facile è il giudicare gli altri; nei nostri discorsi spesso finiamo per parlare degli altri, dando molte volte giudizi negativi, quando invece il silenzio sarebbe più opportuno. Gli ‘altri’ diventano molto interessanti, perché offrono di continuo nuova materia di discussione. Il parlare può essere anche positivo…, ma non possiamo dimenticare che guardare gli altri, molte volte è come parlare di noi stessi, ignorando chi ci ascolta.
* Un terzo pericolo della mancanza del silenzio è metterci al centro dell’attenzione, ponendoci sempre in una luce tale da meritare la giusta considerazione. È voler attirare su di sé l’attenzione, per soddisfare la sete di gloria e di importanza.
* Ancora, parlare a discapito del silenzio è trascurare la vigilanza interiore, è prestare attenzione soltanto agli aspetti esteriori della vita, dimenticando l’interiorità e la spiritualità. Il silenzio ci aiuta a interrogare noi stessi, fare un po’ di ordine nei nostri pensieri, sentimenti, elaborazioni. Il silenzio diventa un cammino verso l’incontro sincero con noi stessi, lontano dai giudizi e pregiudizi delle persone, facilitati a confrontarci con la verità della nostra vita e delle nostre scelte. Il silenzio diventa anche una forza per vincere il condizionamento dei vizi: gola, della lussuria, avidità, tristezza, ira, orgoglio…, liberandoci da tutto quello che di negativo può passarci nella testa e nel cuore.
* Da ultimo, ma non meno importante, il silenzio è uno spazio che ci permette di ascoltare e incontrare il Signore, per rimanere sulla strada del suo Regno. Nel rumore e nella distrazione è difficile lasciare spazio alla Parola di Dio. Il silenzio interiore ci aiuta a metterci in ascolto della volontà di Dio. Molto interessante è l’esperienza del profeta Elia in 1Re, 19,9-13, quando stanco dei problemi della vita, si nascose in una caverna per passarvi la notte, invocando anche la morte. L’angelo del Signore interviene: “Che cosa fai qui, Elia? disse: Esci da questa caverna perché il Signore ti vuole incontrare”. Sul far del giorno il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo, ma il Signore non era nel vento. Ci fu poi un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Arrivò poi un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Infine, il Signore passò, facendosi riconoscere nella voce di un sottile silenzio. Qui, Elia riconobbe la presenza del Signore; fu perdonato per la sua sorte e rassicurato per la sua missione.
Buon silenzio.